Anche la Francia dice no ai rifiuti australiani (Maree)

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Niente da fare. Probabilmente anche questa volta l’azienda chimica australiana Orica non riuscirà a spedire in Europa i rifiuti tossici conservati nel suo deposito a sud di Sydney.
L’ultimo no all’operazione di trasferimento è arrivato dalla Francia, dove il colosso australiano aveva intenzione di far arrivare via mare circa 9000 tonnellate di HCB, destinati all’impianto di incenerimento di Salaise-sur-Sanne. «Il trasporto dei rifiuti pericolosi… è un’aberrazione ambientale», ha affermato il Ministro dell’Ambiente francese Segolene Royal, fermamente contraria al piano di spedizione. Alla base della dichiarazione del ministro c’è soprattutto il timore che un ipotetico incidente ad una nave carica di rifiuti chimici altamente nocivi, proprio come quelli della Orica, possa causare un gravissimo inquinamento marino. Per questo motivo la Royal ha invitato le autorità dell’Isère, il dipartimento francese in cui si trova l’impianto di incenerimento, a negare la richiesta arrivata dall’Australia.

Cos’è HBC?
L’HBC o esaclorobenzene è la sostanza chimica più tossica e persistente del gruppo dei Clorobenzeni. Viene usato come solvente nella produzione di coloranti ed è considerato uno degli “inquinanti organici persistenti”. In Europa è vietato dal 1981 ma il suo impiego è stato anche limitato su scala mondiale dalla Convenzione di Stoccolma.
L’HBC è considerato inoltre un probabile cancerogeno per gli esseri umani, mentre secondo alcuni studi di cancerogenicità sugli animali la sostanza porterebbe ad un aumento dei tumori al fegato, ai reni, e alla tiroide (http://toxnet.nlm.nih.gov/cpdb/chempages/HEXACHLOROBENZENE.html).

Rifiuti australiani nel Vecchio Continente, tre tentativi falliti
Nonostante l’Unione Europea classifichi l’HBC tra le “sostanze pericolose prioritarie” ai sensi della normativa dell’UE sulle acque, è la terza volta che il Continente si trova di fronte all’eventualità di dover accogliere i rifiuti australiani.
La Orica tenta infatti da anni di disfarsi di circa 15.000 tonnellate di HBC prodotte tra il 1963 e il 1991. Veleni che, secondo Segolene Royal, dovrebbero «essere trattati vicino alla loro fonte di produzione». Un vero problema visto che in Australia non esistono impianti adatti per questo genere di smaltimento. Ecco perché già nel 2007 l’azienda di Sydney aveva provato una prima volta ad esportare i suoi rifiuti in Germania, una trattativa mai conclusa per via dell’opposizione dei gruppi ambientalisti.
Tre anni dopo, nel 2010, la soluzione al problema australiano era sembrata poter arrivare dalla Danimarca. Infatti il 17 agosto di quell’anno, come risposta all’interrogazione dell’eurodeputato Dan Jørgensen (http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+P-2010-8651+0+DOC+XML+V0//IT), la Commissione europea affermava che il programmato trasporto dei rifiuti dall’Australia non era da considerarsi illegale e non violava la Convenzione di Basilea «a condizione che le procedure appropriate siano rispettate». Lo sbarco dei fusti di HBC nel Vecchio Continente era quindi sembrato imminente, ma pure quella volta, nonostante il via libera di Bruxelles, le forti proteste di Greenpeace avevano costretto il governo danese a fare una rapida marcia indietro.
Ora, dopo che anche la Francia si è aggiunta all’elenco dei contrari ad accogliere la partita di rifiuti tossici, c’è da domandarsi verso quale altro Paese europeo guarderà in futuro l’azienda australiana per risolvere una volta per tutte il suo annoso problema. Si accettano scommesse.

 – Maree, 29/07/2014

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