Dalla Puglia alla Libia: la nuova, pericolosa, via dei rifiuti (Narcomafie)

imagesDalla Puglia alla Libia, da Bari all’ex colonia italiana attualmente sull’orlo del baratro. È questa la nuova, pericolosa, via dei rifiuti denunciata dal ministro dell’Interno Angelino Alfano al termine del vertice sulla sicurezza che si è svolto venerdì scorso nella prefettura barese. «Nel porto di Bari e nelle indagini svolte presso il porto di Bari si è individuato un importante spostamento illecito di rifiuti verso la Libia» – ha detto Alfano. Chiaro è sembrato il riferimento ad alcune operazioni di polizia andate a segno negli ultimi mesi, come quella denominata “Desert Waste” che a maggio ha portato alla denuncia di tre persone per traffico internazionale di rifiuti proprio verso la Libia. Secondo l’accusa, quattro semirimorchi pieni di materiale ferroso, parti di camion, batterie, pneumatici, filtri e altri rifiuti speciali, per un peso complessivo di circa 70 tonnellate, erano pronti per essere spediti spacciandoli per pezzi di ricambio usati.
«Evidentemente esiste un ponte con la criminalità libica che in quelle zone accoglie i rifiuti illegalmente trasportati dall’Italia – ha sottolineato Alfano – ed un altro indizio che da queste parti c’è un traffico illecito l’abbiamo avuto attraverso il sequestro di 25 tonnellate di rifiuti a Gravina. Per cui questa è un’altra traccia che ci induce a accendere i riflettori sul porto di Bari».
Occhi aperti sui traffici di rifiuti dunque, ma non solo. L’allarme che ha indotto il ministro a portare Bari al centro dell’attenzione riguarda anche la possibilità che il terminal pugliese possa essere utilizzato come porta d’ingresso in Italia per i fondamentalisti dello Stato Islamico. «Riteniamo che Bari possa essere crocevia per gli jihadisti – ha affermato il numero uno del Viminale – ci si ricorderà di un imam tunisino transitato da Bari e poi arrestato in Belgio, che sarebbe stato a capo di una cellula terroristica con sede nella moschea di Andria». Alfano ha parlato in particolare di «valutazioni dell’intelligence e indagini della magistratura» che rendono urgente «un Piano anti-terrorismo per il porto del capoluogo pugliese». Appare infatti preoccupante lo scenario che di ora in ora si delinea al di là del Mediterraneo. Nella Libia sconvolta degli scontri tra opposte fazioni che si contendono il potere, compaiono le prime bandiere nere dell’ISIS. La situazione appare particolarmente critica in Cirenaica, dove i jihadisti sembrano prevalere sulle diverse milizie tribali in lotta tra loro dopo la fine del regime di Gheddafi.

 – Narcomafie, 13/10/2014

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