C’è plutonio nei fusti sotterrati (Pagina)

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Benvenuti in Piemonte! Terra dell’industria e del buon vino, dei leggendari bogianen cantati da Gipo Farassino e… delle scorie nucleari! Perché sarà anche vero, come scriveva il Carducci, che sulle nostre «dentate scintillanti vette salta il camoscio», ma è altrettanto vero che in pianura molti piemontesi sono ancora costretti a fare i conti con l’ingombrante eredità del ventennio di nucleare italiano. Mettete dunque da parte la Terra dei Fuochi campana: la storia che vi racconteremo, una strana storia di rifiuti misteriosi che emergono dal sottosuolo, riguarda questa volta proprio la nostra Regione.
Tutto inizia ad agosto del 2014, ricorda sul suo sito web il Movimento Medicina Democratica ONLUS di Alessandria, quando nel corso di alcuni lavori di manutenzione effettuati nell’area esterna adiacente il sito ex Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo (AL) vengono inaspettatamente ritrovati 5 fusti metallici interrati. Sono corrosi e riconducibili in qualche modo alle pregresse attività nucleari che venivano svolte nell’impianto. Ma cosa contenevano quei bidoni? Da quanto tempo erano lì? Chi li aveva sotterrati? Sono le prime domande che cittadini e ambientalisti cominciano a farsi con evidente preoccupazione. Per questo motivo la SOGIN, la società statale responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani ed attuale proprietaria del sito di Bosco Marengo, si attiva immediatamente per tentare di tranquillizzare gli animi. La società comunica infatti di aver provveduto ad eseguire delle indagini radiometriche e chimiche sui rinvenuti materiali “di pregresse attività”, i quali avrebbero dato risultati negativi ed in linea con i parametri ambientali di riferimento. Caso chiuso quindi? Assolutamente no, almeno per Medicina Democratica. L’attività pericolosa svolta a Bosco Marengo che ha determinato grandi quantità di rifiuti contaminati a media e bassa radioattività e le possibili conseguenze sulla salute delle persone che lavorano e vivono nelle zone vicine all’impianto non fa dormire sonni tranquilli ai membri della ONLUS. Così dopo una attenta lettura della documentazione presentata a novembre 2014 dalla SOGIN al Tavolo della Trasparenza, viene ravvisato che la società avrebbe già effettuato una campagna di indagini geofisiche nell’area di ritrovamento dei fusti, accertando “la presenza diffusa di materiali interrati nel sottosuolo”. Una formula piuttosto vaga per dire che all’interno dell’impianto di Bosco Marengo non ci sono solo i 5 bidoni ritrovati ad agosto ma chissà quanti altri. “Nulla di meno reticente – sottolinea Medicina Democratica – Dai primi esami dell’ARPA sarebbero state rilevate le presenze di CESIO che suggeriscono azioni di approfondimento”. Ma proprio l’ARPA ha invece ricordato che gli approfondimenti sul Cesio-137, rinvenuto a settembre nei primi bidoni, saranno effettuati a valle della presentazione del piano di intervento che ISPRA ha richiesto a SOGIN, che ancora non risulta presentato… (vedi interrogazione parlamentare sul tema presentata dall’on. Lavagno).Quindi per provare a fare chiarezza sulla reale natura dei fusti riemersi dal terreno e per sapere “se è avvenuta una palese violazione delle norme che disciplinano il trattamento dei rifiuti nucleari, un occultamento doloso di rifiuti pericolosi, tossico-nocivi, nonché gli eventuali reati connessi”, Medicina Democratica decide di presentare, lo scorso dicembre, un esposto alla Procura della Repubblica di Alessandria.“L’interrogativo che si pone, ovvero l’indagine che si propone, è inquietante – si legge nel testo esposto – perché potrebbe riguardare addirittura plutonio in Bosco Marengo, Alessandria”. Plutonio, avete letto bene, l’elemento oggi più usato nelle bombe nucleari. “Dalla TAB 3.1.1 si deduce infatti che le ex Fabbricazioni Nucleari hanno prodotto elementi di combustibile con ossidi misti dei fossili U235 Pu239 (plutonio) – spiega Medicina Democratica – producendo rifiuti contaminati dal radioisotopo Pu239 (Plutonio). Più volte d’altronde si citò del transito di materiale classificato come barrette di plutonio, che però non si è mai appurato che fine abbiano fatto. Ciò rende ancor più necessario e urgente conoscere il materiale tanto compromettente nascosto a Bosco Marengo”.Nonostante l’interesse che una vicenda dai contorni ancora nebulosi come questa dovrebbe suscitare nella stampa, la notizia non viene però ripresa che da una manciata di giornali locali. “Come se fossero state denunciate scatolette di pelati invece che bidoni di materiale nucleare sotterrati a Fabbricazioni nucleari in Bosco Marengo, con sospetto di plutonio”, si lamenta la ONLUS con un post pubblicato sul proprio sito. Se si tratti davvero di una sacrosanta preoccupazione è ancora difficile da dire. Certo è però che, ferma restando la natura dei bidoni ancora tutta da accertare, qualcuno si è adoperato per metterli sottoterra, una circostanza che desta non poca perplessità. “Se fossero stati rifiuti ufficialmente contaminati, avrebbero dovuto essere trattati e gestiti come gli altri stoccati in alcuni capannoni dell’azienda – fanno notare da Medicina Democratica – se fossero stati rifiuti non contaminati, seguendo le relative procedure, avrebbero dovuto essere conferiti in discarica. Invece no! Qualcuno li ha nascosti”. Ciò fa sorgere un’altra domanda: com’è stato possibile scavare una buca, mettendoci dentro dei fusti pieni di chissà cosa, in un’area considerata zona militare? La zona di pertinenza della SOGIN, si legge ancora nell’esposto, “è sottoposta giorno e notte a stretta sorveglianza anche armata, per cui è ragionevole concludere che i fusti non siano stati nascosti da persone estranee all’azienda che, abusivamente, si siano introdotte all’interno dell’area profanando due reti di protezione”.Recentemente il mistero dei bidoni di Bosco Marengo è arrivato addirittura in Parlamento. L’onorevole casalese Fabio Lavagno del Partito Democratico (ex SEL) ha infatti presentato un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Ambiente Galletti per sapere “se il Ministro sia a conoscenza delle problematiche sopra esposte, quali azioni intenda assumere al fine di accertare le responsabilità di chi ha ordinato di interrare i bidoni”. Medicina Democratica, dal canto suo, ha infine chiesto alla Procura la garanzia di sovraintendere a nuove operazioni di scavo, campionamento e analisi dei rifiuti sotterrati. “L’indagine della Procura – conclude l’esposto – appare tanto più urgente perché SOGIN sta predisponendo il Piano Operativo per la bonifica completa dell’area. Inizio dei lavori previsto nel 2015”.

 – Pagina, 20/01/2015

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